La società Moso


La società Moso e le forme di trasmissione del modello matristico

Workshop di Francesca Rosati Freeman

Ake Dama, Francesca Freeman, Federica Carmana, Najin Lacong, Morena Luciani
Ake Dama, Francesca Freeman, Federica Carmana, Najin Lacong, Morena Luciani

 

 

L’invito a organizzare un workshop per il Convegno mi ha portato a fare delle riflessioni e approfondimenti ulteriori sulla società dei Moso che è il centro di miei interessi da ormai nove anni.  L’obiettivo del mio workshop è stato quello di un confronto con una cultura matriarcale che ha preservato nei secoli i valori essenziali del femminile dando luogo a una società che si è familiarmente e socialmente costruita intorno al legame materno, cioè sulla cura e sui bisogni oltre che sulla collaborazione e sulla condivisione.

 

Per il raggiungimento di questo obiettivo, il workshop è stato diviso in due parti: una parte espositiva e una parte di riflessione. Nella prima parte dopo una breve introduzione sulla società matriarcale dei Moso sono passata a descrivere in maniera più particolareggiata la struttura della famiglia che è matrilineare, matrilocale e matrifocale e che ha come guida una donna la cui maniera di gestire non ha niente a che fare con l’autorità e il potere, piuttosto con la condivisione e il consenso.

 

Quella dei Moso è una società in cui la parola potere si potrebbe definire come potenza femminile e materna e mentre nella società occidentale la parola potere viene associata ad abusi, discriminazione e corruzione, nella società moso questa assume il significato di condivisione che unita allo sforzo di raggiungere un consenso decisionale ampiamente condiviso fa della comunità moso una società con un senso del rispetto e dell’uguaglianza assai profondo. Il potere nel suo significato di potenza femminile è affidato alla dabu, la persona anziana che con le sue doti di donna abile e saggia guida la sua numerosa famiglia. Tradurre la parola dabu con capo famiglia, significa associarla inevitabilmente al padre di famiglia, figura che nella struttura familiare moso non esiste.

 

Sia in famiglia che nella società non si può parlare di ruolo femminile e di ruolo maschile, questo significherebbe operare una divisione dei ruoli di genere tipica delle società occidentali e patriarcali. Si può parlare invece di attività e benchè alcune delle attività svolte dagli uomini e dalle donne siano differenti, non esiste assolutamente l’idea che queste siano inevitabilmente associate a un sesso in opposizione all’altro, non esiste un’attività considerata inferiore o superiore a un’altra. Quella dei Moso è una struttura sociale fondata sull’eguaglianza complementare e non sulla gerarchia, per cui pur riconoscendo la diversità biologica, i due generi rimangono in perfetto equilibrio. Questo equilibrio è garantito fin dalla più tenera età attraverso un’educazione gilanica, per usare il termine di Riane Eisler, cioè senza quelle differenze di genere nei giochi e nelle attività, senza quelle disuguaglianze che nelle società patriarcali arrivano a provocare la violenza.

 

Si è poi parlato della relazione di coppia e della libertà sessuale mettendo in evidenza come la separazione della vita familiare dalla vita amorosa e dalla situazione economica ponga i due partner sullo stesso piano eliminando molti dei problemi che fanno esplodere le coppie nelle società patriarcali.

Mentre la partnership è l’elemento fondante della famiglia matriarcale e della società moso dove tutti si aiutano a vicenda creando rapporti di solidarietà all’interno come all’esterno della famiglia, non lo è invece della coppia, che non abitando sotto lo stesso tetto non deve condividere i problemi quotidiani, trovando la reciprocità solamente nel sentimento d’amore e dedicandosi interamente alla bellezza e alla spiritualità dell’accoppiamento.

 

Nella seconda parte, i partecipanti sono stati divisi in piccoli gruppi e a ciascun gruppo è stato assegnato un tema su cui discutere.

Le domande sono state preparate in modo da fare riflettere sui conflitti che caratterizzano la famiglia patriarcale androcratica e la relazione di coppia e trovare non tanto delle soluzioni ai problemi, ma cercare, attraverso il confronto con una cultura diversa, con un modo di vivere diverso dal nostro, di avviare un processo di consapevolezza e di cambiamento non solo verso se stessi ma anche nella relazione con il proprio partner e con gli altri.

 

La pratica del consenso ovvero le decisioni condivise, la famiglia allargata e la relazione di coppia così come vengono intese dai Moso hanno destato molto interesse nei vari gruppi, ma ispirarsi ai valori del modello matristico per poi metterli in pratica implicherebbe un laborioso percorso: l’individuazione di stereotipi veicolati dalla cultura patriarcale e la loro de-costruzione seguita da una ri-elaborazione di sé (del genere: da dove vengo, chi sono e cosa voglio) e dalla ricostruzione di una nuova identità, una nuova immagine di sè da far accettare agli altri.  Penso che questo percorso accompagnato dalla ricerca di una spiritualià che affonda le sue radici nel passato, ma presente nelle società matriarcali ancora esistenti, potrebbero liberarci dai condizionamenti e dalle costruzioni sociali patriarcali che finora ci hanno impedito di vivere, sia nella famiglia d’origine che nella coppia, in una edificante partnership. Il modello socio-familiare-spirituale tradizionale delle società matriarcali ci offre una gamma di valori che potrebbe rendere la nostra vita più armoniosa e pacifica. Finché rimaniamo ancorat* al ruolo che la società ci ha imposto saremo complici del patriarcato.

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