La Dea nelle pievi toscane: serpente, clessidra, spirale


 

ARTICOLO DI DANIELA FOGAR

 

Premessa

 

Osservando con attenzione i simboli presenti in numerose pievi toscane, non è difficile individuare un filo conduttore che parte fin dal periodo Neolitico e si presenta come retaggio connesso con i culti della Grande Madre.

Le pievi toscane furono costruite tra il 1100 e il 1200 e al loro interno si conservavano segnacoli cristiani ma anche simboli legati a culti precedenti: ad esempio quelli connessi alla divinità agreste Dioniso così come quelli in riferimento agli antenati etruschi o connessi a credenze ancora più antiche come quelle inerenti alla Grande Madre.

Ed è proprio alla Grande Madre che sono correlate le immagini di donne danzanti e officianti (oranti), ma anche le sirene, i serpenti, le spirali, le losanghe, i tralci di vite, le processioni di animali, le corna di ariete e un’infinità di figure antropomorfe, alcune davvero particolarissime.

I simboli di cui voglio trattare sono la clessidra, il serpente e la spirale.

Lo studioso Silvio Bernardini affronta l’interessante tema della continuità di contenuti simbolici dal Neolitico fino alle pievi nel suo libro Il Serpente e la Sirena. Il sacro e l’enigma nelle pievi toscane. In questo testo Bernardini osserva la bellezza e la particolarità di alcune pievi toscane ed esamina nella fattispecie quelle pievi che ospitano per l’appunto figure di sirene e di serpenti scolpite nella pietra.

Una delle pievi di cui Bernardini parla è anche la prima che ho visitato: si tratta della pieve di san Vito e Modesto a Corsignano (Pienza) in provincia di Siena. Il portale è caratterizzato dagli stupefacenti bassorilievi da un lato di due sirene – una delle quali bicaudata e l’altra provvista forse di uno strumento simile al sistro – e dall’altro di due figure femminili, mentre sui lati sono presenti due serpenti (foto 1).

 

1_ Corsignano

 

Questi ultimi sembrano sussurrare qualcosa all’orecchio l’uno di una sirena e l’altro di una delle due figure: Bernardini mette in rilievo la similitudine di queste immagini con il mito di Melampo, il personaggio mitologico che venne visitato in sogno da due serpenti che gli leccarono le orecchie, rendendolo capace da quel momento di comprendere il linguaggio dei pesci e degli uccelli. Così, Melampo fu posto al centro della Natura stessa, diventò un guaritore ed ebbe il dono della veggenza.

Sul portale della pieve è presente anche il simbolo dell’infinito e all’interno troviamo un’altra immagine del serpente.

Naturalmente questa non è l’unica pieve che ho visitato né la sola degna di attenzione.

Sulle pendici della valle del Lima, in provincia di Lucca, sorge la meravigliosa pieve di San Cassiano in Controne, che si rivela come un autentico scrigno di simbologie legate al culto della Grande Madre. È presente anche la “corte” della Dea, formata dagli Oranti, figure inneggianti al sacro con le braccia rivolte al cielo, di cui l’edificio è disseminato. Vien da pensare che il culto della Dea si sia mantenuto vivo attraverso i suoi simboli dal Neolitico al Medioevo per arrivare fino a noi.

D’altra parte, già la facciata di San Cassiano, in pietra bianca calcarea, è ornata da una complessità di motivi ornamentali dal chiaro contenuto spirituale e devozionale: sul portale, ad esempio, ghiere decorate con serpentine, tipiche rappresentazioni dell’elemento acqua, e animali di tipo fantastico che ricorrono anche negli stipiti, esplodono nel loro splendore (foto 2). E sull’architrave, in una lunetta scolpita a trecce ritornano tre strane figure antropomorfe di Oranti con braccia alzate e abbassate (foto 3).

 

2_ San Cassiano

 

3_ San Cassiano

 

Gli Oranti, presenti anche in altre pievi (Castelvecchio, Gropina, Corsignano), sono enigmatiche figure non ancora identificate. Bernardini propone una riflessione sulla possibilità che siano contadini, forse rappresentanti il retaggio di un culto pagano, probabilmente sempre quello della Grande Madre.

Dopotutto sacerdotesse e sacerdoti dall’epoca neolitica al mondo cretese o egizio usavano questa particolare posizione delle braccia alzate per indicare la connessione con le divinità celesti, come atto di “prendere il cielo” e portarlo in terra.

Per concludere, altre pievi degne di nota sono la pieve di Lamula (provincia di Grosseto) e la pieve di Castelvecchio, che dista circa otto chilometri da Controne.

 

La clessidra

 

Torniamo un momento alla pieve di San Cassiano e, osservandone il pavimento, notiamo la decorazione circolare contenente una clessidra con diverse frecce direzionali in senso orario che ricordano un orologio (foto 4).

 

4_ San Cassiano

 

La clessidra è un simbolo universale che si ritrova in molteplici vesti: come farfalla, ad esempio, era attribuita alla Grande Madre e ai culti del Femminino Sacro. Essa è anche posta in mano alla Morte, affinché l’uomo non dimentichi la sua caducità.

Qui è racchiusa in un cerchio che rappresenta il cielo nei suoi cicli e rivoluzioni: il suo movimento è perfetto, immutabile, senza inizio e fine né variazione, e questo fa sì che possa simboleggiare anch’esso il tempo come successione continua e invariabile di istanti, tutti identici gli uni agli altri.

Nella preistoria, la clessidra è spesso antropomorfa: ai due triangoli uniti agli apici si aggiungono la testa, le braccia e le gambe. La studiosa Marija Gimbutas parla della clessidra come di un simbolo estremamente importante per la cultura della Dea. Per questa indimenticata studiosa la clessidra è nella fattispecie il simbolo della Dea Rigeneratrice e come tale si trova associata ad altri segni cosiddetti della “vita”.

Secondo la Gimbutas, nell’Europa Antica danze di figure a forma di clessidra furono ritratte per più di 3000 anni a testimonianza di riti di rigenerazione energetica.

La clessidra appare connessa al serpente in alcune pitture dell’Età del Rame: qui i serpenti hanno il compito di enfatizzare il processo di rinascita. Su un vaso della cultura Cucuteni appaiono due serpenti attorcigliati sopra due figure femminili a clessidra. Scene che, secondo la Gimbutas, possono alludere ai cicli della Natura morente.

Riguardo la clessidra, citiamo, se non altro per la sua incredibile bellezza, anche la Domus de Janas di S’Adde e Asile con la famosa Tomba delle Clessidre, nel territorio di Ossi (SS). E annotiamo che in Sardegna sono numerose le rappresentazioni a clessidra, tipiche della cultura di Ozieri.

 

Il serpente

 

Il simbolo del serpente compare spesso in diverse pievi, diventa un simbolo ricorrente e si può mostrare in svariate forme (foto 5 e foto 6).

 

 

 

5 Castelvecchio

 

Il serpente è spesso associato al concetto del Male e pertanto non dovrebbe essere posto in una chiesa, men che meno risultarne il protagonista. Ma in queste pievi viene isolato rispetto le figure classiche della tradizione cristiana e vien da credere che non rappresenti affatto qualcosa di malefico da tenere a bada.

E’ un simbolo molto antico che si ritrova in tutte le tradizioni della terra. Il serpente tocca con tutto il corpo la terra e, a differenza dei bipedi o quadrupedi, vive perciò in pieno contatto con essa, ricordando in maniera drastica la nostra appartenenza alla terra. Non solo è definitivamente vicino alla terra ma può agilmente penetrarne le viscere ed entrare così in mondi sotterranei e oscuri. È pertanto connesso anche al mondo dei morti e di conseguenza con quello degli antenati, il cui culto ha avuto un ruolo primario in tutte le culture.

Per gli etruschi era il culto basico della sua religiosità. Ritrovando il serpente nelle pievi dell’Etruria, non sembra un azzardo inaccettabile supporre che nei medesimi siti templi pagani esistessero precedentemente agli edifici sacri cristiani.

Ma il serpente non era solo correlato alla terra, all’oscurità e alla morte ma anche alla fertilità: ecco che lo si doveva onorare rappresentandolo dipinto o scolpito nella roccia, come simbolo della vita stessa.

Nelle pievi viene anche rappresentato con curve alterne simili a onde e con spirali che si intersecano a formare un corpo serpentino.

Il serpente, anche a causa della sua caratteristica muta, rappresenta l’energia del divenire e il tempo ciclico. Proprio come la luna, che muta attraverso l’avvicendarsi delle fasi ed è anch’essa connessa alla fertilità. Serpente e luna sono cari alle donne, proprio per le caratteristiche di ciclicità e rigenerazione che ricordano il ciclo femminile. D’altronde le sacerdotesse greche degli oracoli si chiamavano per l’appunto “pitonesse”.

A questo punto, ricordiamo alcune divinità e miti connessi al serpente: dalla dea Serpente preistorica spesso associata alla Dea uccello fino alle figure più recenti come Medusa, la Gorgone dai mille serpenti la cui morte per decapitazione da parte di Perseo ha segnato la triste fine del Matriarcato, e poi ancora la dea cretese dei serpenti, la dea italica Angizia, la dea Tanit chiamata anche dea Serpente e altre ancora.

Per concludere, vogliamo citare la leggenda della fata Melusina che di sabato si trasformava in un serpente e non doveva essere vista: Melusina appartiene alla stirpe delle donne sciamane che possono interagire col mondo animale.

 

La spirale

 

Il motivo della spirale compare nella pieve di san Cassiano in un capitello, sulla faccia principale rivolta all’altare. Il capitello è diviso in due parti, in una delle quali si intravedono queste figure: una potrebbe essere una sirena, un’altra un pesce, poi quella che Bernardini identifica come un bastone o un ramo stilizzato che termina con due corna bovine molto ricurve, sotto le quali lo studioso individua infine una luna crescente. Non manca neppure la figura di un serpente arrotolato, a confine con l’altra parte del capitello, completamente occupata da una grande spirale (foto 8).

 

9_ San Cassiano e Sovana

 

Quindi, in questo delimitato spazio all’interno di una piccola pieve toscana, troviamo tutti insieme la sirena, le corna, la Luna, il serpente e la spirale.

Questa spirale risulta assai simile ad alcune spirali trovate nei tumuli di Knowth e Newgrange (foto 9). Secondo studi recenti condotti su questi tumuli, la spirale sembra essere collegata ai movimenti solari.

 

8_Newgrange e Knowth

 

D’altra parte, secondo la Gimbutas, la spirale rientra nella categoria della rappresentazione “dell’energia”, del tempo ciclico e del divenire, in accordo con serpente e clessidra.

La spirale compare spesso nei manufatti neolitici ed è anche connessa, come simbolo del “divenire”, con cerchi, corna, falci di luna, serpenti e processioni di animali (foto 10): tutte queste simbologie, comprese le processioni di animali, sono espresse nella pieve di san Cassiano.

 

10 San Cassiano

 

In altre parole, il capitello in questione denuncia davvero un forte contesto simbolico del culto alla Grande Madre.

 

Fonti: Il serpente e la sirena. Il sacro e l’enigma nelle pievi toscane, di Silvio Bernardini

La civiltà della Dea. Il mondo dell’Antica Europa, di Marija Gimbutas