Estratti dalle opere di Diarmuid O’Murchu


A cura di Jordi Solé

http://revolucionmatriarcal.blogspot.com

Traduzione di Elena Malanga

Sull’impoteramento delle donne e una politica alternativa femminile

 Quello che propongo qui è un modo completamente nuovo di essere politici, che nasce dall’esperienza della coscienza femminile e di molti popoli emarginati del mondo. Ciò che mi preme sottolineare è che non si tratta della strategia irrazionale e disperata di gente frustrata e con le spalle al muro, che non ha altro sistema per ricorrere a un’azione “costruttiva”. Siamo di fronte a una modalità totalmente nuova, a una controcultura della solidarietà e della speranza che offre un autentico senso del futuro non solo a chi è emarginato, ma anche a chi, tra noi, si trova incastrato nei regimi rispettabili ma altrettanto opprimenti di un modello patriarcale superato.

Reclaiming Spirituality, 1997, p. 116

Ciò che le donne sono pronte a fare con grande coraggio (e agli occhi di molti con grande scandalo) è lo specchio della fermezza di cui abbiamo bisogno, se vogliamo creare un mondo migliore per l’umanità e il pianeta. Le forze del patriarcato ribattono immediatamente, con cliché abusati, che il mondo in cui viviamo non è perfetto e non lo sarà mai! Non finché saranno i patriarchi a reggerne le fila!

Reclaiming Spirituality, 1997, p. 112

Il sistema patriarcale deve morire, e una volta che sarà morto dovremo seppellirlo […]. Dobbiamo adottare nuovi modi di essere umani. Invece di guardare al potere dall’alto, dobbiamo rivendicare un mutuo impoteramento a partire dal basso. […] Nella memoria collettiva conserviamo il ricordo di una pacifica convivenza all’interno del sistema terra che è durata per la maggior parte del tempo da noi passato su questo pianeta. I popoli indigeni del mondo e i visionari mistici e profetici del nostro tempo possono dare un valido sostegno e fornire modelli alternativi di organizzazione e di vita.

The Transformation of Desire, 2007, p. 131

Sulla Dea Madre

 La divinità rappresentata nell’era della Grande Dea Madre è […] lo spirito creativo che soffia nel vento, irrompe nel mare e impregna ogni nascita. È l’immagine archetipica di una divinità profondamente ugualitaria e comunitaria.

Reclaiming spirituality, 1997, p. 77

Nel momento in cui accostiamo questi ritrovamenti (arte dell’era glaciale) alle più recenti scoperte di Çatal Hüyük (Turchia), confermando un culto della Dea Madre elaborato e largamente diffuso lungo un arco di 35.000 anni (40.000-5.000 a.C.), ci rendiamo conto che abbiamo a che fare con tematiche di immensa portata spirituale e teologica. Più andiamo avanti con le scoperte più ci accorgiamo che quest’antica tradizione è parte integrante della storia spirituale della specie umana, una storia che è profondamente radicata nella psiche collettiva, che permea gran parte della ricerca spirituale odierna.

Reclaiming Spirituality, 1997, p. 55

L’archetipo della Dea non ha niente a che vedere con le figure trascendenti delle religioni codificate. È una presenza prossima e incarnata, che, a partire dalla Terra stessa, che è viva, conferisce forza e potere[1] a tutto ciò che cresce e fiorisce.

Ancestral Grace, 2008, p. 79

Il ritorno alla Dea a cui assistiamo oggi non è una forma di regressione verso un paganesimo primitivo e neanche il desiderio nostalgico per un passato utopistico. E nemmeno può essere spiegato come volontà femminista di sostituire modelli di divinità maschili con corrispondenti femminili. Ci troviamo in realtà di fronte a un fenomeno molto più complesso, che tradisce un’imprescindibile urgenza. La posta in gioco è il bisogno di ricevere un accudimento più sano. […] Come scrivono Alex Pirani e Jean Shinoda Bolen, abbiamo fame di nutrimento materno. Delusi e alienati da un razionalismo eccessivo, sopraffatti e minati dal dominio patriarcale, siamo alla ricerca di un’alternativa culturalmente più impoterante, spiritualmente più liberatoria, che ci accolga nella nostra vulnerabilità come nella nostra generatività.

Ancestral grace, 2008, p. 82

Per la maggior parte del Paleolitico, il ventre, e non il fallo, fu la metafora culturale dominante. La rappresentazione del sesso aveva perciò un valore completamente diverso: era l’immagine del desiderio erotico del divino[2]. Non vi era, in primo luogo, un’identificazione con gli organi sessuali, la funzione e la prestazione, come accade nella pubblicità spazzatura e nella propaganda della nostra epoca. La sessualità era molto più integrata nella vita, in modo creativo e liberatorio. Il ventre non rappresenta una parte del corpo, ma il corpo intero, il corpo come organismo da desiderare, celebrare, affermare ed esaltare in quanto fondamento di una nuova vita e di una nuova possibilità.

E le emozioni veicolate sono quelle legate all’inclusione, all’abbraccio, al nutrimento, all’intimità, al contatto. Si tratta di una forma di energia più gentile, ma a suo modo potente. Il desiderio del potere, governato dal fallo, e l’insistenza sulla biologia e la pulsione istintuale costituiscono un’evoluzione relativamente recente, che non fa onore alla storia sessuale di più ampio respiro che contraddistingue la nostra specie.

The Transformation of Desire, 2007, p. 105

Per giustificare e convalidare la nuova legge, gli esseri umani misero a punto un nuovo concetto di Dio: un Dio del cielo che regnava e conferiva agli umani il mandato di governare e regnare a loro volta. Ma per ragioni difficili da individuare, questo diritto divino fu concesso solo ad alcuni tra gli umani, e cioè ai maschi. Le femmine e il loro precedente contributo allo sviluppo della Terra e delle sue risorse vengono rapidamente demonizzati e cancellati. Come specie ci ritroviamo ancora oggi bloccati in questo sovvertimento di genere e cerchiamo  ancora oggi di rettificare la deriva che tale processo comporta verso il disimpoteramento delle donne e la repressione delle  qualità femminili in entrambi i sessi.

[…] A un esame più ravvicinato ci accorgiamo che il sistema sta in realtà cedendo, fatto consapevolmente occultato da chi è fermamente deciso a mantenere lo status quo. Chi sfida questo stato delle cose e chiunque proponga, soprattutto, un approccio alternativo viene ridicolizzato, demonizzato ed emerginato e ciò costituisce la prova stessa che il sistema sta crollando.

Adult Faith, 2010, p. 159

Sulla riconnessione con la natura

 Dobbiamo riconnetterci con il ventre cosmico e planetario che ci genera, sostiene e nutre. Liquidare i culti del sole, della luna e degli elementi della natura in genere come “pratiche pagane e primitive” è la spia di una sconvolgente ignoranza da parte dell’umanità civilizzata in materia di spiritualità e non di un’ingenuità percepita (erroneamente) nei nostri antenati. […] La nostra disconnessione rispetto alla natura è in gran parte il prodotto di un progresso maldestro, che ha avuto luogo sotto l’influenza dannosa dell’interferenza patriarcale. Al fine di minare la cultura matristica dei tempi antichi, che fioriva sotto l’egida della Dea, le forze del patriarcato hanno cercato di separare l’essere umano dalla natura cui era intimamente legato, costruendo, nel corso del tempo, una relazione antagonistica con il mondo naturale.

Reclaiming Spirituality, 1997, p. 60